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Volontariato







Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

Il trattamento del condannato e dell’internato è svolto avvalendosi principalmente dell’istruzione, del lavoro, della religione, delle attività culturali, ricreative e sportive e agevolando opportuni contatti con il mondo esterno ed i rapporti con la famiglia.

Ai fini del trattamento rieducativo, salvo casi d’impossibilità, al condannato e all’internato è assicurato il lavoro.

Gli imputati sono ammessi, a loro richiesta, a partecipare ad attività educative, culturali e ricreative e, salvo giustificati motivi o contrarie disposizioni dell’autorità giudiziaria, a svolgere attività lavorativa o di formazione professionale, possibilmente di loro scelta e, comunque, in condizioni adeguate alla loro posizione giuridica.

Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalla legge, né con pene che non siano da essa stabilite.

La responsabilità penale è personale.

L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Non è ammessa la pena di morte.

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.

Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.




Testimonianze

La mia esperienza in Apas

Mi sento in dovere di scrivere queste poche righe per ringraziare ed esprimere la mia riconoscenza a tutti gli operatori dell’Associazione Provinciale di Aiuto Sociale (APAS) in cui, per mia fortuna, sono stato accolto e sostenuto. Il mio ringraziamento va in particolar modo agli operatori che ho avuto modo di conoscere personalmente, che mi hanno incoraggiato, seguito e aiutato con la loro cortesia e grande carità cristiana, a superare il totale smarrimento in cui mi trovavo. Con la loro comprensione mi hanno fatto sentire di essere ancora un essere umano, con tutti i suoi meriti e le sue debolezze e mi hanno insegnato ad accettarle.

Da quasi un anno sono ospite dell’Apas e ultimamente sono stato inserito in un parziale progetto lavorativo presso il laboratorio a Gardolo. Questo mi permette di interrompere l’isolamento in cui mi trovavo e iniziare un primo inserimento nella vita sociale dopo l’allontanamento dall’ambiente in cui vivevo. Con il vostro aiuto ora sto ritrovando lentamente me stesso e sento prossima la fine di questa mia brutta storia.

Alla conclusione di tutto tornerò ad essere quello che ero prima, ma grazie a voi, con qualche cosa di positivo in più, cioè una maggiore fiducia e considerazione per il mio prossimo da qualunque strato sociale e nazionalità esso provenga.

Un grazie dal più profondo del cuore va a tutti voi ed in particolare a Carla, Chiara, Mauro, Fabio, Lorenzo, Suor Luisa e ultimamente a Ivan e Carlo. A questo mio grazie si uniscono anche mia moglie e le mie tre figlie.

Voi siete entrati nella mia vita in un momento per me molto difficile e non vi dimenticherò mai.

Nelle mie preghiere faccio sempre un pensiero a voi, perché possiate continuare il vostro lavoro nell’aiutare chi si trova in difficoltà con la stessa forza e determinazione con cui avete aiutato e ancora aiutate me.

Da parte mia abbiate un affettuoso abbraccio e un nuovo grazie per sempre.

Roberto

 


Un figlio: il sole che sorge in carcere

Non basta essere detenuto, chiuso, limitato, ristretto nei propri diritti, c’è il pensiero sofferente che mi accompagna quotidianamente per i genitori, le sorelle, la moglie e il figlio, unici fili che alla pari di un cordone ombelicale mi tengono legato all’esterno. Unico elemento positivo che rimane, da cui poter attingere la forza per proseguire in questa drammatica situazione, è la FAMIGLIA.

La legge prevede che sia un diritto del detenuto mantenere vivi i rapporti con la famiglia e permette di usufruire di quattro colloqui visivi al mese in via normale, più due colloqui visivi e due telefonate in via premiale (se fai il bravo), situazioni che io sfrutto completamente.

Quei colloqui che aspetto con ansia da un sabato all’altro, per passare un’ora in compagnia di mia moglie e mia sorella. Un’ora che non arriva mai, poi come arriva in un batter d’occhio se ne va, lasciandomi con la nuova ansia fino al colloquio successivo.

Mia moglie e mia sorella non sono mai mancate a nessun colloquio e sono le uniche che ho fatto entrare in carcere, i miei genitori non ho mai voluto che venissero. Per mio figlio invece, ci sono voluti quasi quattro mesi di dubbi e di perplessità condivisi con mia moglie, per decidere di farlo venire.

Ogni volta, a colloquio con mia moglie, c’erano le solite domande: lo portiamo o non lo portiamo, facciamo bene o facciamo male, può influire o no sulla sua psiche, gli rimarrà qualche segno negativo o dimenticherà in fretta? Mia moglie ha chiesto consiglio agli assistenti sociali, al pediatra e allo psicologo, per capire se un bimbo cosi piccolo può ugualmente “immagazzinare” le immagini del carcere e faticare poi a liberarsene.

Sono riuscito, dopo varie domandine al Direttore, ad ottenere per il colloquio la saletta privata. Era una condizione che mi ero assolutamente prefissato di ottenere, per rimanere esclusivamente tranquillo con lui, mia moglie e mia sorella.

La saletta è una stanza di dimensioni pari a quelle di una cella, con le mura bianche, squallide, con due porte rosse quasi cieche, fornite di una piccola finestrella vetrata da cui ogni tanto le guardie possono sbirciare all’interno per vedere se ci sei ancora. È arrivato il sabato fatidico, dopo quattro mesi rivedo mio figlio che ho lasciato quando aveva 22 mesi. Ora ha due anni e due mesi, come sarà?