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Carcere







Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

Il trattamento del condannato e dell’internato è svolto avvalendosi principalmente dell’istruzione, del lavoro, della religione, delle attività culturali, ricreative e sportive e agevolando opportuni contatti con il mondo esterno ed i rapporti con la famiglia.

Ai fini del trattamento rieducativo, salvo casi d’impossibilità, al condannato e all’internato è assicurato il lavoro.

Gli imputati sono ammessi, a loro richiesta, a partecipare ad attività educative, culturali e ricreative e, salvo giustificati motivi o contrarie disposizioni dell’autorità giudiziaria, a svolgere attività lavorativa o di formazione professionale, possibilmente di loro scelta e, comunque, in condizioni adeguate alla loro posizione giuridica.

Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalla legge, né con pene che non siano da essa stabilite.

La responsabilità penale è personale.

L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Non è ammessa la pena di morte.

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.

Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.




Apas e il carcere

APAS E IL CARCERE

Nel perseguire i propri fini statutari l’Associazione è costantemente in rapporto con la Direzione e l’Ufficio educatori della Casa Circondariale di Trento. Di prassi, un operatore regolarmente autorizzato con art. 17 O.P., fa ingresso in carcere con cadenza settimanale con lo scopo di incontrare i detenuti che ne fanno richiesta al fine di offrire loro ascolto e sostegno ed anche, per comprendere meglio la situazione personale, sociale e giudiziaria con l’obiettivo ultimo di valutare ove possibile, un eventuale progetto di inserimento socio-lavorativo sul territorio provinciale. Il contatto con i detenuti può anche avvenire attraverso un rapporto epistolare, soprattutto nei casi in cui la persona reclusa sia custodita in Istituti di pena di fuori provincia. La sala colloqui presente nel carcere diviene, dunque, il luogo dell’incontro attraverso cui l’operatore può rapportarsi con i detenuti informando loro sulla tipologia dei servizi erogati dall’Associazione o in proposito all’operato di ulteriori realtà, pubbliche e private, presenti in Provincia di Trento.

Nella possibilità di concordare un progetto di inclusione sociale, l’operatore si fa carico di interpellare gli educatori del carcere, l’assistente sociale dell’Uepe, i legali e ulteriori soggetti pertinenti al caso, per definire i termini del percorso riabilitativo. L’Associazione si avvale della collaborazione del volontariato penitenziario (art. 78 O.P.) quale importante presenza di sostegno nei confronti di chi è escluso in via temporanea dalla società. Il volontariato assicura un importante supporto ai detenuti in ogni loro necessità durante la difficile esperienza di carcerazione: la distribuzione di generi alimentari, vestiario, beni di prima necessità. Il volontariato assicura anche un costante raccordo fra il detenuto ed i suoi familiari facendosi carico di rappresentare ogni istanza di chi è temporaneamente sprovvisto della libertà.

Dal 2012 il volontariato penitenziario organizza e presidia lo “Sportello per i familiari” presso la Block House dell’istituto ove incontra, ascolta ed orienta i numerosi familiari in proposito alle prassi del carcere, alle regole che ne disciplinano l’accesso e/o che prescrivono ulteriori opzioni quali il portare beni di prima necessità e/o depositare piccole somme di denaro. Dal gennaio 2013 è stato istituito un nuovo progetto denominato “redazione in carcere”  che coinvolge circa 10 detenuti nella sezione maschile e 4/5 detenute nella sezione femminile, rispettivamente aiutati da due esperti volontari nel difficile compito di riflettere, discutere e confrontarsi in proposito alla propria esperienza detentiva ma anche in merito alla necessità di intraprendere un percorso di inclusione sociale che li possa aiutare a non tornare più in carcere. Il frutto di questo lavoro è un inserto redazionale denominato “Dentro. La voce della Casa Circondariale di Trento” che è distribuito ai detenuti ristretti in carcere e allegato al notiziario Apas “Oltre il Muro. Reinserimento e alternativa al carcere”.